Con l’Eyjafjallajökull inauguriamo una rubrica dedicata ai vulcani islandesi. Artefici di vita e di morte, di catastrofi immani e di rinascita, sono legati visceralmente alla storia e alla cultura dell’isola. Non abbiamo competenze specifiche in geologia e vulcanologia. Ci limiteremo a riportare i dati più importanti per i vulcani che hanno dato segno di vita nella storia recente, a segnalare la loro collocazione e le vicende ad esso legati.

Un’impressionante immagine dell’ultima eruzione, scattata da una fattoria ai piedi del vulcano. All’epoca fu necessario evacuare 800 persone

Iniziamo con l’Eyjafjallajökull perché è quello che ha fatto più parlare di sé recentemente… anche per vicende calcistiche. La dicitura corretta in realtà è Eyjafjöll. Con Eyjafjallajökull si intende il ghiacciaio che lo sovrasta, ma è la dizione che ha preso campo nella stampa internazionale. La sua eruzione ha tenuto in ostaggio i cieli e gli aerei di mezza Europa per un mese, fra l’aprile ed il maggio 2010. Ancora oggi è guardato con preoccupazione poiché le sue eruzioni hanno sempre anticipato quelle del terribile Katla, distante solo 25km in linea d’aria. La sua sommità è coperta dal ghiacciaio, la cui superficie è pari a 100kmq. Le eruzioni del vulcano sono accompagnate dai terribili jökulhlaup, inondazioni catastrofiche causate dal repentino scioglimento dei ghiacci.

Dati generali dell’Eyjafjallajökull

Nome: Eyjafjallajökull
Altezza: 1.651m
Ultima eruzione: 14 aprile 2010
Frequenza delle ultime eruzioni: 920, 1612, 1821, 2010
VEI: 4

Distanza da Reykjavik ed escursioni

L’Eyjafjallajökull dista circa 150km dalla capitale Reykjavik, buona parte percorribili attraverso la Hringvegur, la principale strada islandese. La sommità del vulcano è raggiungibile attraverso escursioni mediamente impegnative, percorribili in giornata. E’ meta di numerose spedizioni organizzate, assolutamente consigliate per superare l’ultimo tratto di percorso tutto su ghiaccio. Il periodo in cui si effettuano è da marzo a settembre.

La posizione dell'Eyjafjallajökull rispetto a Reykjavik (google.it/maps)

La posizione dell’Eyjafjallajökull rispetto a Reykjavik (google.it/maps)

Dalla sommità dell’Eyjafjallajökull, nelle giornate di bel tempo, si gode di uno spettacolare panorama che spazia dall’arcipelago delle Vestmannaeyjar alla vallata di Þórsmörk nella regione degli Altopiani.

Segni particolari dell’Eyjafjallajökull

Il 26 febbraio 2010 l’Istituto Meterologico Islandese iniziò a rilevare un’inusuale serie di terremoti nella zona del vulcano. Il 20 marzo, a 8km di distanza dal principale cratere dell’Eyjafjallajökull, si aprì una fessura con fuoriuscita di lava senza che coinvolgesse superfici di ghiaccio. Il 14 aprile si scatenò l’eruzione dal cratere principale che fuse la calotta di ghiaccio che lo copriva, flagellando le aree circostanti con le inondazioni che ne seguirono e bloccando i cieli europei. Dal cratere si alzò una colonna di fumo e cenere alta 8km che il vento sparpagliò per i cieli del vecchio continente.

A chiudere lo spazio aereo iniziò il Regno Unito il 14 aprile stesso. L’ENAC in Italia bloccò i voli il 16 aprile. In ordine sparso i voli ripresero dal 23 aprile, ma fino a maggio le rotte non furono completamente ristabilite. In quel periodo saltarono decine di migliaia di voli e da vip a capi di stato non fu risparmiato nessuno dai pesanti disagi che ne seguirono. Dal funerale di Lech Kaczyński, Presidente della Repubblica polacca morto in un incidente aereo il 10 aprile, a concerti rock e manifestazioni sportive, furono tanti gli eventi globali per i quali ci furono defezioni o cambi di programma importanti.

Molta eco ebbe l’odissea a cui fu costretto il Barcellona allora allenato da Pep Guardiola per raggiungere Milano per l’andata delle semifinali di Champions contro l’Inter. I blaugrana si sobbarcarono due giorni di viaggio in pullman. Il resto è storia.

I problemi logistici che ci furono in quei giorni sono stati presi come spunto per la trama di una famosa commedia francese, passata di recente anche sulle tv italiane con il titolo di “Tutta colpa del vulcano“.