Quello natalizio, si sa, è un periodo in cui l’atmosfera diventa quasi magica, indipendentemente dai significati religiosi che gli possono essere attribuiti. Si può essere credenti oppure no, ma è innegabile che durante il mese di dicembre si respiri un’aria decisamente festosa.

Natale islandese faroese

Aurora boreale sopra la Þingvallakirkja, la chiesa del Parco nazionale di þingvellir, in Islanda (nordicvisitor.com)

Uno dei posti dove il Natale assume tratti decisamente caratteristici è proprio il nostro amato Nord Europa. Con il suo freddo pungente e il buio illuminato da luci e candele è un’ambientazione perfetta per una festa che nell’immaginario comune è sempre abbellita dalla neve. A dire il vero, anche quest’anno la neve alle Fær Øer sta latitando, ma questo non impedisce ai nostri amici faroesi di festeggiare lo stesso. Vediamo come si caratterizzano il Natale islandese e quello faroese.

L’Avvento scandinavo

Prima di parlare del Natale in sé è necessario soffermarci sull’Avvento. In Italia è tradizione preparare gli addobbi in occasione dell’Immacolata (8 dicembre) e quindi si lega maggiormente il Natale alla religione. In tutto il mondo nordico i festeggiamenti iniziano con il mese di dicembre: proprio l’Avvento è già occasione di festa.

Intorno al 1° dicembre si iniziano ad accendere candele, una per ogni domenica fino al 25. In genere sono quattro candele rosse, per richiamare il colore tipico del periodo, e vengono poste in quella che gli islandesi chiamano aðventukrans. E’ la corona dell’Avvento realizzata in genere con dei semplici rametti. La particolarità sta nel fatto che queste vengono messe sui davanzali, in modo che siano visibili all’esterno delle case e rischiarino la strada riflettendo la propria luce sulla neve. A queste candele si possono abbinare le cosiddette julstjärnor. Sono le tipiche stelle di Natale, anche se questa tradizione è più diffusa in Svezia che altrove.

Il 24 dicembre

Tipicamente islandese (ma anche faroese, vista la similarità delle due culture) è l’abitudine di festeggiare Natale alle sei del pomeriggio del 24. Infatti è a quell’ora che inizia il cenone, dopo il quale si aprono i regali. Nei paesi nordici in genere si cena più presto rispetto a quelli mediterranei ed al Natale islandese ci si prepara di conseguenza.

Di solito si mangiano zuppe con frutti di mare, carne, patate con glassa di caramello, bacche e dolci al cioccolato, il tutto nelle giuste dosi. Si usa infatti mangiare quanto basta, evitando inutili abbuffate più diffuse alle nostre latitudini. Il 25 si mangia quello che avanza dal 24, in quanto lo si ritiene giorno di riposo.

cenone Natale islandese

Tipica portata natalizia in agrodolce e patate (guidetoiceland.is)

Fra i regali che ci si scambia più frequentemente vi sono i libri. Gli islandesi sono un popolo di grandissimi lettori, nonché uno di quelli con la maggiore percentuale di scrittori in rapporto alla popolazione. E’ tradizione leggere durante la notte tra il 24 e il 25 almeno uno dei libri che si sono ricevuti in regalo.

Il 24 non è solo un giorno di festa, ma anche un giorno di commemorazione. Sono molti gli islandesi che la mattina della Vigilia si recano al cimitero per lasciare una candela ai propri cari che non ci sono più.

Gli jólasveinar, i tredici amici del Natale islandese

Un elemento presente invece solo in Islanda sono i cosidetti jólasveinar, cioè gli amici del Natale. Sono tredici personaggi che somigliano a dei folletti e che arrivano uno alla volta dal 12 fino al 24 dicembre e uno alla volta se ne vanno dopo Natale. Possono portare regali o dolcetti ai bambini buoni, ma anche delle patate a quelli cattivi (al posto del nostro tradizionale carbone).

Negli ultimi tempi la loro figura si è andata fondendo con quella di Babbo Natale, anche se a causa dei dolcetti noi possiamo più assimilarli alla nostra Befana. Resta comunque che, a differenza sia dell’uno che dell’altra, questi folletti compiono anche dispetti come ad esempio piccoli furti. Questo è un retaggio delle antiche credenze risalenti all’epoca del paganesimo, quando queste figure erano molto temute.

folletti gryla gatto

Raffigurazione dei personaggi tipici del folklore natalizio islandese: i folletti, Grýla ed il suo gatto (forlagid.is)

Connessa a loro è la figura del jólakötturinn, un enorme gatto nero che vaga tra i villaggi durante la notte del 24. Questo felino è molto più cattivo rispetto ai folletti, perché va a caccia di prede umane, punendo coloro che non si sono preparati adeguatamente al Natale. Secondo alcune leggende, però, non sarebbe altro che l’animale domestico della terribile Grýla, la madre dei folletti. E’ una delle figure più terrificanti del folklore islandese e ne abbiamo parlato giusto ieri sulla nostra pagina facebook.

Per gli amanti dei dati storici, possiamo dire che le prime fonti scritte che parlano di questo “micio” risalgono al XIX secolo, ma è molto probabile che la sua figura risalga già al Medioevo.

Il Natale faroese

Un po’ più a sud, i nostri amici faroesi subiscono l’influsso della Danimarca anche nei festeggiamenti del Natale. Oltre al tradizionale albero in piazza a Tórshavn, sempre nella capitale si trova il centro commerciale SMS che diventa il cuore pulsante dell’arcipelago durante le feste con il suo vivace villaggio natalizio per i più piccoli, ma anche per i grandi.

Data la particolare geografia faroese, spesso capita che le persone debbano spostarsi da un villaggio all’altro per andare a trovare i propri parenti. Non è raro vedere villaggi che si svuotano nei giorni clou delle feste, mentre la capitale si affolla come se fosse estate. Questi esodi devono però fare il conto con il meteo: spesso in questo periodo le isole sono investite dalle tempeste.

Comunque sia, quando il meteo permette di spostarsi tra le isole, è un classico che le famiglie si riuniscano e ascoltino insieme Jólagleði, l’album natalizio di Alex Bærendsen.

Per quanto riguarda le abitudini alimentari, oltre ai piatti tradizionali, i faroesi aspettano con ansia che la Føroya Bjór, la più antica ed importante birreria locale, rilasci la tradizionale birra natalizia, diversa di anno in anno ma sempre presente ai cenoni. Chi vuole mangiare non può però perdersi i Piparnøtur, una dolce tradizionale leggermente speziato.

Sfilata Santa Lucia Danimarca

Sfilata di Santa Lucia per le vie di Copenaghen (danimracapertutti.blogspot.com)

La festa di Santa Lucia il giorno del solstizio d’inverno

Infine, anche nell’arcipelago si festeggia l’Avvento, ma rispetto all’Islanda si usa festeggiare anche Santa Lucia da Siracusa il 13 dicembre. E’ una festa particolarmente sentita in tutto il Nord Europa – Islanda esclusa – e onorata con cori e balli.

Cade il giorno del solstizio d’inverno e i primi missionari che portarono il cristianesimo in Scandinavia fecero molto leva su questa figura di “fanciulla, portatrice di luce”. In Danimarca, e di conseguenza alle Faer Oer, questa ricorrenza ha ancora una connotazione fortemente religiosa. I festeggiamenti consistono in sfilate in abiti tradizionali, condotte dalle ragazze più giovani ognuna delle quali porta una candela.

Da parte della redazione di freezeland.it non resta che augurare “gleðilig jól og eitt av Harranum signað nýggjár!”.