Siamo qui a commentare un risultato storico per l’Islanda, al debutto nel Mondiale di Russia 2018. Forse insperato, direte voi. In realtà l’Islanda oggi ha dimostrato di poterci stare alla grande in questa realtà, con un gioco – è vero – non spumeggiante, ma che sfrutta al massimo le caratteristiche dei giocatori. Grinta, impegno, sacrificio, aiuto reciproco: queste le qualità dell’Islanda, che quando escono allo scoperto chiunque va in difficoltà. Certo, ci vuole anche un pizzico di fortuna, ma la fortuna, si sa, aiuta gli audaci. Non ci va di essere retorici, sebbene la retorica sia un’arma sin troppo semplice da sfoderare: è però un dato di fatto che questa sia una vera e propria impresa, contro i vice-campioni del mondo in carica dell’Argentina. Ma andiamo a vedere il film della partita.

Finnbogason

Finnbogason segna il gol dell’1-1: è la prima rete dell’Islanda ai Mondiali nella sua storia.

Finnbogason segna, Islanda reattiva

L’approccio alla partita dell’Islanda è quello che ci si aspettava. Tanta difesa, contropiedi veloci e tanto cinismo. Ci aspettavamo anche una percentuale nel possesso palla totalmente sbilanciata a favore dell’Argentina, e così è stato. Tuttavia l’Islanda, nel poco tempo che ha tenuto il pallone, ha messo in seria difficoltà l’Argentina. Questo perché la formazione scelta da Sampaoli soffre molto quando attaccata sulle fasce: Tagliafico e Salvio non sono certo due terzini di contenimento (Salvio in realtà è addirittura un’ala!), il che, per Johann Berg Guðmundsson e Birkir Bjarnason, è stato quasi un invito a nozze. Proprio l’ex centrocampista di Pescara e Sampdoria ha sfiorato il gol, su una grossa leggerezza della difesa argentina: pallone a lato di un niente. Eppure l’Argentina, pur spaesata, era riuscita anche a trovare il vantaggio: bella invenzione di Aguero, bravo ad aggirare un pur ottimo Ragnar Sigurðsson (tra i migliori in campo) e a battere il portiere Hannes Þór Halldórsson.

Ebbene, la gioia argentina si è infranta dopo pochi minuti: Alfreð Finnbogason si fa trovare al posto giusto nel momento giusto, e ribatte in rete una corta respinta del disastroso Caballero. Al 24′ del primo tempo è dunque 1-1, in una frazione di gioco emozionante e piena di capovolgimenti di fronte. Nella seconda metà del primo tempo l’Argentina attacca con continuità, ma la difesa islandese regge. Nel finale di primo tempo, anche Gylfi Sigurðsson spaventa non poco Caballero. Si va al riposo sul risultato di parità.

Halldórsson padre della patria: ma il pari è meritato

Nella ripresa, si ripete il canovaccio tattico dei primi 45′. L’Argentina è devota totalmente alla fase offensiva, ma quando l’Islanda si affaccia nella metà campo sudamericana, per l’Albiceleste son dolori. Sampaoli, nelle prossime due gare, avrà molto materiale su cui riflettere se vorrà ottenere il pass agli ottavi di finale. Con il passare dei minuti, comunque, l’Islanda è sempre più stanca e fa fatica a ripartire. Al 63′ potrebbe esserci la svolta: Guðmundsson è fuori per infortunio, sta per entrare Rúrik Gíslason, ma si gioca. E, proprio in dieci uomini, viene fischiato rigore all’Argentina per un’ingenuità di Hörður Björgvin Magnússon, che, a difesa schierata, travolge Maximiliano Meza. L’arbitro non ha dubbi, è rigore: sul dischetto va Leo Messi, ma Halldórsson veste i panni di Superman e respinge il penalty della Pulce.

Da lì in poi è un monologo totalmente argentino, con l’Islanda che fa addirittura fatica ad oltrepassare il centrocampo. Ma lo spirito di sacrificio degli islandesi è davvero commovente, e non è un’esagerazione: i ragazzi mordono su ogni pallone e rendono davvero la vita difficile alla squadra argentina. Messi prova ad accendersi, in un match per lui con molte più ombre che luci, e va vicino al gol in un paio di occasioni, ma senza centrare lo specchio della porta. Avrà avuto paura di… romperlo. Halldórsson è decisivo in un’altra occasione, su un cross di Tagliafico che non viene toccato da nessuno, ma che si è rivelato molto pericoloso: bravissimo nella circostanza il portiere dei danesi del Randers.

Finisce così: a Mosca, è 1-1 tra Islanda e Argentina. Clicca qui per gli highlights della partita.

Gylfi

Azione di gioco in cui Gylfi Sigurdsson recupera un pallone importante.

I singoli

Halldórsson eroe, Finnbogason nella storia

Parliamo ora di singoli. In casa Islanda, dovremmo premiare per prima cosa il collettivo. Come detto, e come anche sappiamo bene noi che seguiamo da tempo la squadra, la prova corale è alla base dei successi islandesi, e anche del pareggio di oggi. In certi casi diventa sempre un po’ scomodo parlare di singoli, ma, dovendolo fare, è un must promuovere tutti. Anche Magnússon, autore del fallo da rigore, pur non avendo un passo da esterno (lui nasce centrale difensivo, ricordiamocelo), ha tenuto bene la posizione, e contro i veloci clienti argentini non era facile tenere botta.

Due i migliori in campo, secondo noi: Alfreð Finnbogason, che con il suo gol è entrato nella storia, e il portiere Halldórsson, decisivo sul rigore.

Positivo Pavón, delude Messi

Per quanto riguarda l’Argentina, deludente la prestazione della squadra di Sampaoli, poco cattiva e troppo poco incisiva rispetto alla batteria di attaccanti che poteva schierare. Quanto avrebbe fatto comodo un vero centravanti come Mauro Icardi? Ma questi sono problemi dell’ex ct del Cile.

Per quanto riguarda i migliori dell’Argentina, ci è piaciuto molto Cristian Pavón: il classe ’96 del Boca Juniors ha fatto vedere belle cose, ed è pronto per il salto nel calcio che conta. Aguero, invece, nonostante il gol, non si è visto molto: facendo un confronto tra le due punte centrali, la sua è una prestazione anonima rispetto a quella di Finnbogason, contorniata però da una rete che avrebbe potuto cambiare il match. Nel complesso, comunque, tutta l’Argentina ha giocato al di sotto delle aspettative. Di Maria evanescente, Biglia lento e impacciato, Caballero da dimenticare. Ma a deludere soprattutto è stato Leo Messi, al di là del rigore sbagliato. Se Cristiano Ronaldo ieri ha segnato una tripletta, ad oggi, tra i due, non c’è proprio paragone.