Inizia qui la grande storia delle Fær Øer

Finora abbiamo parlato di un passato che si perde nelle ere geologiche o di cui non restano molte certezze. Superiamo adesso la porta del mito e della leggenda, ed entriamo finalmente nella storia vera e propria. Adesso, i tempi della nostra narrazione subiranno un inevitabile rallentamento, a dimostrazione di come anche le Fær Øer abbiano avuto una grande storia. Inutile prenderci in giro: il destino di queste isole è stato inesorabilmente e irrimediabilmente cambiato dai Vichinghi. Nel bene come nel male. Prima di loro, il nulla o quasi: mentre il Mediterraneo conosceva la Grecia, Roma e Cartagine, lì nel Nord Atlantico regnava la desolazione. Credo sia un elemento fondamentale da tenere a mente prima di iniziare definitivamente questo viaggio.

Un francobollo faroese che celebra san Brendano, il monaco irlandese che secondo la leggenda avrebbe scoperto le isole. Avrebbe. (foto presa da en.wikipedia)

L’epopea dei monaci irlandesi

Come abbiamo ribadito più volte, i dettagli sulle prime fasi della storia faroese sono poco chiari. Tuttavia, rispetto ai tempi precedenti, un po’ di luce inizia ad esserci. Per intenderci, la storia di san Brendano non ce la siamo inventata di sana pianta, ma è narrata in alcuni documenti. Innanzitutto, però, chiariamo che stiamo parlando di Brendano di Clonfert, da non confondere con Brendano di Birr. Questa precisazione è doverosa: entrambi erano irlandesi, entrambi erano monaci, avevano lo stesso nome, vissero nello stesso secolo e furono molto amici.

Personaggio realmente esistito, la sua storia è raccontata nella Navigatio Sancti Brendani, opera anonima del X secolo. Vissuto tra il 484 e il 578 (le date esatte non sono note), Brendano ha sicuramente esplorato diverse isole tra l’Irlanda e la Scozia, fondandovi diversi monasteri. Tuttavia, si parla anche di isole ricche di pecore e di uccelli, proprio come le Fær Øer, ma questi indizi sono troppo deboli per fornire prove schiaccianti.

Il mistero dei Papar

Quasi sicuramente nel VI e nel VII secolo, comunque, le isole erano meta di monaci eremiti. Di questi monaci (noti col nome di Papar) parla Dicuil, lui stesso monaco dalla biografia piuttosto incerta. Vissuto probabilmente tra VIII e IX secolo, il religioso irlandese è l’autore del De Mensura Orbis Terrae, preziosa testimonianza delle conoscenze geografiche medievali. Tra le altre cose, in un passaggio del suo libro si legge chiaramente di un gruppo di monaci che visitò alcune isole a due giorni di navigazione da un gruppo di isole a nord della Britannia. Da qui, a causa della pressione vichinga, si sarebbero spostati a Thule, isola che si trovava ad altri 4 o 5 giorni di navigazione. L’identificazione con Fær Øer e Islanda viene da sé.

Ma chi sono davvero i Papar? E, soprattutto, sono davvero esistiti? Si tratterebbe per l’appunto di un gruppo di monaci irlandesi ch avrebbero abitato l’Islanda (e le Fær Øer) ben prima dei Vichinghi. Prove archeologiche a sostegno di questa tesi? Zero. Tutto ciò che abbiamo sono le fonti letterarie, che vanno ben oltre il racconto di Dicuil. Infatti, questi monaci compaiono anche nell’Íslendingabók e nel Landnámabók, due testi fondamentali per chi studia la storia d’Islanda. E in entrambi i casi, essi sono indicati come i predecessori dei Vichinghi, per lo meno in Islanda.

Pensare che gli autori di questi testi si siano inventati tutti la stessa storia pare poco plausibile, ma l’assenza di prove archeologiche è un enorme problema. Potremmo allora pensare che il racconto di Dicuil abbia influenzato gli altri due testi, scritti in epoca decisamente più tarda.

Insomma, che gli irlandesi abbiano preceduto i Vichinghi nell’arcipelago faroese è probabile. Oltre, purtroppo, non possiamo spingerci.

Francobollo faroese raffigurante Grímr Kamban, il leggendario primo abitante delle Fær Øer (foto da en.wiki)

L’era vichinga

Arriviamo all’epoca che ogni amante del Nord Europa deve conoscere. Certo, questa corrisponde al momento di massima barbarie nella storia europea, ma è adesso che il Grande Nord finalmente rompe il suo isolamento ed entra nella Storia. Urge, però, una contestualizzazione, per evitare di credere che l’arrivo dei Vichinghi sia un evento improvviso e inatteso.

Vichinghi è il nome con cui sono conosciute le popolazioni che abitavano le coste della Scandinavia dedite ad azioni di pirateria, rese possibili da ottime conoscenze nel campo della navigazione. Si spinsero fin sulle coste del Nordafrica e a Costantinopoli, e inoltre furono i primi europei ad arrivare in America, ben cinque secoli prima di Colombo. Praticamente, tutte le isole del Nord Atlantico conobbero le loro scorribande.

Ma quand’è che si inizia a parlare di epoca vichinga? Tradizionalmente, gli storici la fanno iniziare l’8 giugno 793, quando un gruppo di uomini provenienti dalla Norvegia devastò e depredò il monastero di Lindisfarne, nel nord dell’Inghilterra.  Altrettanto precisa è la data della sua fine. Il 25 settembre 1066 l’esercito del re Aroldo II d’Inghilterra sconfisse duramente quello norvegese nella leggendaria battaglia di Stamford Bridge.

Come si può notare, si tratta di due date molto convenzionali, come se ne trovano tante nella storia. Restano però comunque di grande utilità, perché inquadrano comunque i secoli d’oro di questi popoli.

Il “primo” abitante delle Fær Øer

A questo punto, la storia si intreccia strettamente alla letteratura, per cui non stupitevi se spesso citeremo saghe e poeti. Però procederemo con attenzione, perché l’errore è sempre dietro l’angolo. Un esempio perfetto è il caso di Grímr Kamban, un esploratore norvegese il cui nome compare nella Færeyinga Saga. Composta in norreno da un autore anonimo nell’Islanda del XIII secolo, essa racconta la vicenda storica dei faroesi dalla colonizzazione delle isole all’annessione al Regno di Norvegia. Grímr viene presentato come il primo uomo ad aver messo piede alle Fær Øer, dopo essere fuggito alla tirannide di Harald Bellachioma.

L’incongruenza storica è già qui: Harald Bellachioma fu re di Norvegia dall’872 al 930. Invece, i primi arrivi vichinghi sulle isole si hanno già intorno all’825, addirittura trenta anni dopo la prima visita. Infatti, la prima nave vichinga alle Fær Øer arriva nel 795, trovandovi probabilmente i monaci irlandesi. Secondo la saga, però, quando Grímr arrivò non c’erano tracce umane.

L’ipotesi che possiamo formulare, allora, è questa: nel 795 i monaci irlandesi sostano alle Fær Øer ma sono diretti verso l’Islanda. Nei successivi trent’anni le isole restano disabitate, ma a partire dall’825 vengono ripopolate, stavolta in maniera definitiva. Tra l’altro, questa versione è simile a quella fornita da Dicuil nel suo racconto.

Come spiegare, dunque, la presenza di Harald Bellachioma nella saga? Un suggerimento potrebbe essere dato dal fatto che l’opera fu composta da un islandese. E ricordiamoci che in realtà gli islandesi non sono altro che i discendenti di quei norvegesi in fuga proprio dalla tirannide di Harald Bellachioma. Non sarebbe strano, quindi, che l’odio verso Harald abbia influenzato la narrazione al punto tale da renderla falsa. In parole povere, magari Grímr Kamban è realmente esistito ed è stato realmente il primo vichingo a vedere le Fær Øer, ma di certo non fuggiva dalla tirannide del Bellachioma.